Fair Play: “Arbitro ho fatto fallo”.


Fair play
vuol dire gioco corretto, leale. Se leggete attentamente la carta del Fair Play potete notare che il sesto punto è uno dei più importanti (dice che i giocatori non devono ingannare per ottenere il successo) ma quanta importanza ​danno ​i media al rispetto di questo punto? Prendiamo uno degli sport più seguiti, il calcio, quanti calciatori avete mai sentito dire cose del tipo:

“Arbitro ho fatto fallo”.

“Non mi ha toccato, la punizione non c’è”.

“Arbitro l’ultimo a toccare la palla sono stato io, il fallo laterale lo devono battere loro”.

“Arbitro la palla ha superato la linea hanno fatto gol”.

“Il rigore non c’è non mi ha fatto fallo”.

 

Fair Play

Oggi sembra quasi assurdo che qualcuno possa ammettere cose del genere. Eppure nella mia esperienza posso dire che è successo!

Per raccontarvi questa esperienza voglio partire da un’altra che probabilmente state facendo anche voi.

Inizio dicendo che mi è sempre piaciuto il calcio, ma non vi dico per quale squadra tifo così sono sicuro che non influenzo la lettura.
Nel corso degli anni ho notato però che guardare questo bellissimo sport e tifare è diventato sempre più amaro per tutti, anche per me.

Troppe persone che conosco (parenti e amici su tutti) anziché tifare vivono sentimenti che nulla hanno a che fare con lo sport: anche a me è capitato di esaltarmi per le vittorie della mia squadra, ma riflettendoci bene quello che ho provato spesso non era entusiasmo o gioia, era un sentimento di rivalsa, di “vendetta”.

Tante volte lo sport non è vissuto per quello che è, e spesso anche io ho tifato per riempire i vuoti e compensare le mie mancanze.

A tutto questo però si aggiunge anche un altro fatto: sui campi di calcio si vedono le peggiori scorrettezze. Da parte di tutti i calciatori.

Non è un gran spettacolo vedere calciatori di serie A (appoggiati dalle rispettive Società di calcio) che guadagnano migliaia e spesso anche qualche milione di euro e che sul campo fingono di aver ricevuto un fallo. Questo, così come dice il sesto punto della carta del Fair Play è ingannare. Questi calciatori compiono o tentano di compiere spudoratamente davanti a milioni di spettatori quello che può chiamarsi tranquillamente un furto. Calciatori strapagati che senza vergogna rubano.

Ho esagerato usando la parola rubare? No! Quante volte voi stessi avete affermato che quella squadra o quell’altra squadra ha rubato? E attenzione, chi ruba e viene colto sul fatto quale pena riceve nella società?

Purtroppo la verità è che i calciatori, assieme agli allenatori e alle loro società contribuiscono in nome della competizione e dei guadagni, a sfigurare questo stupendo sport e in questo modo diffondono senza rendersene conto odio e non solo.

Quante volte, alla fine di una partita ho notato che gli amici e le persone con cui volevo vivere un momento di gioia legato allo sport, rimanevano avvelenati dal pensiero che quella o quell’altra squadra aveva rubato, che la propria squadra aveva subito un’ingiustizia, un furto.
E di sicuro questo vale per tutti i tifosi di tutte le squadre, anche di quelle “vincenti”.

 

Un nuovo Fair play per una nuova cultura sportiva

Non rubare, dici la veritàMa cosa accadrebbe se i calciatori di serie A rispettassero il sesto punto della carta del Fair Play dicendo la verità in campo? Se fossero capaci di dire ad esempio: “Arbitro non è rigore perché non mi ha fatto fallo?”.

Questi calciatori (giocatori strapagati e già questa è una cosa che non va tanto bene vi trovate?: milioni di euro che girano da una sola parte, è la verità che ci piaccia o no!) potrebbero contribuire a ridare al calcio il valore che ha.

Con quello che accade oggi senza rendersene conto loro stessi instillano violenza e odio nelle persone. Quanto bene farebbero a tutti con il loro esempio positivo, invece?

Quello di cui sto parlando l’ho vissuto non solo da tifoso ma anche, in un certo senso, da “protagonista“. Quando tanto tempo fa ho iniziato a impegnarmi a darmi da fare in strada con i ragazzi, mi sono ritrovato ad allenarli e a partecipare con loro a vari tornei.

È sempre una bella esperienza lavorare con i ragazzi del mio quartiere usando il calcio come strumento per creare rapporti umani, e negli anni si sono create e si creano delle bellissime amicizie.

Il punto è che oltre alla “normale” fatica (ed è sempre stata tanta) che ho dovuto fare per conoscere i ragazzi, per trascorrere tanto tempo con loro, per farmi conoscere e costruire questi rapporti, se ne aggiungeva sempre altra: i ragazzini, soprattutto i più piccoli hanno dentro lo spirito di divertirsi giocando, sentono fortemente la bellezza dello stare insieme, giocano per divertirsi. Ma crescendo, e partecipando poi ai tornei, tutti hanno sempre avuto la tendenza a vivere il calcio così come lo vedono in televisione: non un gioco con il quale divertirsi, ma una competizione da vincere sempre anche attraverso le scorrettezze e la “furbizia”. E quasi sempre questo stesso atteggiamento lo ritrovavamo nelle squadre avversarie, o gli veniva addirittura insegnato nelle scuole calcio.

Ho proposto allora una cosa diversa: ho iniziato a dire chiaramente ai ragazzi che chi voleva giocare nelle nostre squadre doveva rispettare delle regole, che si ispirano tutte a una sola, semplice regola: dire la Verità per non rubare.

I ragazzi hanno ascoltato e l’hanno messa in pratica, quelli piccoli senza nemmeno troppa difficoltà. Con fatica abbiamo provato a diffonderla anche con gli avversari, e a volte è stata dura continuare ad essere corretti di fronte alle scorrettezze, continuare a dire la verità anche perdendo, continuare a ripetere: meglio una sconfitta pulita che una vittoria sporca. E’ così che si vince davvero. Per i ragazzi che vedete nel video una società migliore, e che ora sono cresciuti, la regola della verità è diventata parte integrante del loro agire, della loro mentalità, e questo la dice lunga sul fatto che è possibile diffondere un nuovo modo di fare, una nuova cultura (sportiva).

Il Fair Play, il gioco corretto e leale diventerà realtà se anche i media inizieranno a dire che il problema non sono gli arbitri che sbagliano ma i calciatori, gli allenatori e le società quando continuano a guadagnare soldi senza rispettare il sesto punto della carta del Fai Play, ingannando, rubando.

 

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FAIR PLAY : NON RUBARE

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